
Emergenza abitativa: lo Stato volta le spalle, Bologna resta sola
Mentre la nostra amministrazione comunale continua a investire, da sola, più di quanto il Governo destini all’intero Paese per le politiche abitative; mentre abbiamo costruito un piano per l’abitare che, attraverso strumenti diversi, offre risposte concrete a chi vive un’emergenza abitativa, la nostra città si trova ancora una volta a fare i conti con l’assenza di responsabilità dello Stato.
Ieri, Bologna ha assistito a scene che non sono degne della sua storia e della sua coscienza civile. Donne, uomini e bambini trascinati fuori da casa, trattati come un problema di ordine pubblico invece che come persone da aiutare. In nome di una legalità senza umanità, si è messa in atto una prova di forza contro famiglie che non erano morose, con minori a carico e, ora, anche senza un tetto sopra la testa. Di fronte a situazioni come questa, una mediazione non è un’opzione: è un dovere.
Quando una locazione termina per effetto del libero e incontrollato mercato degli affitti brevi, serve una scelta di campo chiara: “Vogliamo difendere e sostenere il diritto all’abitare o lasciare campo al solo privilegio della rendita di chi riesce ad accumulare più proprietà?”
Le politiche abitative sono competenza dei Comuni e questa amministrazione ha dimostrato, con i fatti, quanto siano per lei una priorità. Ma nessuna amministrazione locale può reggere se, a livello nazionale, si impongono decreti che negano la dignità delle persone, producendo solo nuovi costi per la collettività, disgregazione e rabbia sociale, senza prevedere adeguati finanziamenti sulla casa e regolamentazioni per gli affitti brevi.
Il decreto sicurezza, che accelera gli sfratti anche in assenza di morosità e senza garantire alternative, porta la firma dello stesso Governo che ha cancellato il fondo affitti per le morosità incolpevoli. È un paradosso crudele. Come Partito Democratico di Bologna, auspichiamo che le autorità competenti e la Giunta comunale, possano collaborare in maniera sempre più stretta anche nei casi in cui, come ieri, lo sfratto avviene tra privati senza nessun coinvolgimento del Comune. Per questo, appoggiamo la proposta della vicesindaca, Emily Clancy e della Giunta comunale di costituire un tavolo con la Questura, i sindacati di proprietari e inquilini e le associazioni che si occupano di diritto alla casa.
Chiediamo, inoltre che, in presenza di bambini, persone diversamente abili e particolarmente fragili, sia garantita la presenza di figure di mediazione con competenze sociali. Oggi affittare o acquistare casa è diventato un privilegio per pochi, e questo interroga tutti: la casa non è solo proprietà privata, è funzione sociale, diritto, dignità.
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