Bologna Città 30 significa migliorare la città, siamo e saremo al fianco di questa scelta
La sicurezza stradale è una priorità, non un’opinione
La riduzione della velocità serve a salvare vite
L’innovazione urbana si fa con responsabilità e coraggio
Le città devono sperimentare migliori politiche pubbliche nell’interesse di tutti
Bologna deve continuare su questa strada:
- Migliorare l’attuazione delle misure
- Rafforzare i controlli
- Ascoltare cittadine e cittadini
- Dialogare con tutte le realtà sociali coinvolte
...un po’ di dati dalla sua entrata in vigore:
- 17 vite salvate (differenze tra il biennio precedente e il biennio successivo)
- 348 feriti in meno (differenze tra il biennio precedente e il biennio successivo)
- 709 incidenti evitati (differenze tra il biennio precedente e il biennio successivo)
- 66 milioni risparmio dei costi sociali da incidenti stradali (calcolato in base ai parametri del Ministero dei Trasporti, rivalutati all’anno 2025)
- -22% incidenti classificati dal 118 con “codice rosso” (confronto tra 2025 e 2023)
- 39,6% la velocità eccessiva è la violazione più ricorrente negli incidenti (dati della Polizia locale riferiti al 2025)
Il confronto con 14 grandi comuni (dati ISTAT 2023-2024):
- Mortalità -47,6% -18,1% negli altri grandi comuni
- Incidenti -9,8% +4,3% negli altri grandi comuni
- Feriti -10,7% +3,9% negli altri grandi comuni
Questi sono i dati e non possono essere messi in discussione. È sbagliato:
- Mescolare strade dove il limite non è in vigore (tangenziale e autostrada)
- Paragonare due periodi successivi all’entrata in vigore
“La distrazione è il problema”? Dei 12 incidenti mortali del 2025, ben 9 sono avvenuti su strade dove era rimasto il limite dei 50 km/h.
Come cambia la mobilità (dati 2025 rispetto pre-Città 30):
- -9% flussi di traffico urbano
- -20.000 veicoli a motore
- +19,1% flussi di biciclette
Bologna investe 16 milioni di euro:
- Su intere strade per lo spazio pubblico anche con inserimento di zone verdi
- In luoghi specifici, in particolare incroci e attraversamenti
- Con dissuasori digitali luminosi che invitano a rallentare
Bologna Città 30 non è solo un limite di velocità. È un investimento sulla città.
- Non facciamo passi indietro sulla tutela dell’incolumità delle persone
- Bologna Città 30 significa migliorare la città, renderla più umana e più sicura
Siamo e saremo al fianco di questa scelta
Al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo vota NO
Questa riforma non riguarda i magistrati. Riguarda tutte e tutti noi.
Immagina un mondo in cui:
- la tua causa di lavoro contro una grande azienda viene decisa da un giudice che teme di scontentare il Governo;
- i tuoi diritti civili, come le decisioni sul fine vita, dipendono da un magistrato non più protetto da interferenze politiche.
Solo un giudice del lavoro indipendente può condannare una grande partecipata statale per un grave infortunio.
Solo un giudice civile autonomo può tutelare davvero i diritti e le garanzie dei cittadini.
Il vero obiettivo della riforma

Indebolire l’autonomia della magistratura per porla sotto il controllo del Governo, alterando l’equilibrio tra i poteri disegnato dalla Costituzione.
I problemi reali che vengono ignorati
- Lentezza dei processi
- Sovraffollamento delle carceri
- Carenza di personale
L’obiettivo nascosto
Colpire il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), garante dell’indipendenza di ogni singolo magistrato.
La posta in gioco
L’equilibrio tra i poteri dello Stato, essenziale in una democrazia.
Le tre bugie del Governo
«Serve la separazione delle carriere» - Falso
Le carriere sono già separate nei fatti.
La riforma Cartabia ha reso i passaggi di funzione un’eccezione rarissima: in media meno di 30 magistrati su oltre 9.000 hanno cambiato funzione ogni anno dopo la riforma.
Si sta cambiando la Costituzione per un fenomeno statisticamente irrilevante.
«La riforma rende la giustizia più efficiente» - Falso
- Non accelera i processi
- Non stabilizza i 12.000 precari della giustizia
- Non riduce gli errori giudiziari
Lo ammettono loro stessi:
«Questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia
e non rende i processi più veloci»
Carlo Nordio, 18 marzo 2025
«Il sorteggio eliminerà lo strapotere delle correnti nel CSM» - Falso
Il sorteggio mina competenza e autorevolezza.
Sostituire l’elezione con la casualità crea organi di autogoverno più deboli e più controllabili dalla politica.
Il sorteggio non esiste in nessuna parte del mondo per ruoli di alta garanzia democratica.
La democrazia si basa sulla scelta responsabile, non sul caso.
Qual è il vero obiettivo?
Controllare e indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura per controllare e indebolire ogni singolo magistrato.
Il CSM non è un “sindacato dei giudici”. È l’organo previsto dalla Costituzione per garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dal potere politico.
È lo stesso Governo ad ammetterlo:
- La riforma serve a impedire «l’intollerabile invadenza della magistratura» - Giorgia Meloni
- Serve a riequilibrare «i poteri tra politica e magistratura» - Alfredo Mantovano
- «Oggi serve a noi, domani servirà a loro» - Carlo Nordio
- Obiettivo finale: «mettere i pubblici ministeri sotto l’esecutivo» - Andrea Delmastro delle Vedove
Non è un’ipotesi. È un progetto politico esplicito: ridurre i controlli di legalità sull’azione del Governo.
Tradotto: chi vince le elezioni non deve essere giudicato.
Un progetto più ampio
- Indebolire il potere giudiziario → Giustizia
- Rafforzare l’Esecutivo e svuotare il Parlamento → Premierato
- Frammentare lo Stato, rendendo il centro più forte → Autonomia
Le conseguenze concrete

- Separazione: il PM diventa un corpo separato e autoreferenziale
- Il “super poliziotto”: un PM potente, senza contrappesi interni
- Controllo politico: la politica ottiene un controllo diretto sul potere giudiziario
Risultato: un PM con poteri enormi e un giudice più debole.
Il metodo: nessun confronto
- Il Parlamento è stato di fatto cancellato
- Per la prima volta nella storia repubblicana, una riforma costituzionale di questa portata è stata approvata senza possibilità di modifica, nemmeno di una virgola
- Il testo, scritto a Palazzo Chigi, è stato blindato e imposto senza confronto democratico
È un voto sui tuoi diritti
Non è un voto sui magistrati. I veri quesiti del referendum.
- Vuoi giudici meno liberi di giudicare chi governa? NO
- Vuoi che l’indipendenza del giudice sui tuoi diritti sia compromessa? NO
- Vuoi indebolire la Costituzione, nata per difenderti dagli abusi di potere? NO
In conclusione
Questa riforma non risolve i problemi della giustizia.
Non riduce i tempi dei processi.
Tocca i tuoi diritti.
Ogni voto conta.
Il referendum non prevede quorum: vince chi prende un voto in più.
Informati. Parlane. Partecipa.
VOTA NO.
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Il Partito Democratico ha partecipato alla manifestazione regionale promossa dai sindacati contro il commissariamento della Regione Emilia-Romagna sul dimensionamento scolastico
Bologna c’era, e con convinzione. Il Partito Democratico ha partecipato alla manifestazione regionale promossa dai sindacati contro il commissariamento della Regione Emilia-Romagna sul dimensionamento scolastico, perché riteneva importante esserci. Una mobilitazione riuscita e partecipata.
Come Partito Democratico di Bologna riteniamo la scelta del Governo di procedere con il dimensionamento nella nostra regione profondamente sbagliata. Non si tratta, come il governo vorrebbe far credere, di una semplice riorganizzazione amministrativa. Il dimensionamento, così come imposto, punta a creare istituti sempre più grandi, con bacini molto estesi, svuotando progressivamente la funzione pedagogica di dirigenti e personale scolastico, sempre più assorbiti dalla gestione burocratica.
L’Emilia-Romagna, è bene ricordarlo, è già oltre i parametri nazionali fissati dal Governo per numero di studenti per autonomia scolastica. Nonostante questo, viene imposto dal governo un ulteriore taglio che non nasce da inefficienze reali, ma da una redistribuzione numerica decisa a livello centrale, senza un confronto vero con i territori, senza guardare alle singole specificità. Anche nel nostro territorio metropolitano stanno emergendo ipotesi di accorpamento che coinvolgono diversi Comuni. Non sono ancora decisioni definitive, ed è anche questa incertezza a preoccuparci, perché rischiano di essere colpiti proprio i contesti più fragili e che avrebbero bisogno di maggiore supporto.
Per questo, come hanno già fatto le organizzazioni sindacali, il Coordinamento dei presidi dei consigli di istituto, l'Uncem e tanti altri attori che tengono vive le nostre comunità scolastiche, ci uniamo alla richiesta di fermare il processo così com’è impostato e di aprire un confronto serio e trasparente con i territori. La scuola pubblica è e deve restare un presidio educativo e di comunità. Difendere l’autonomia scolastica e una rete educativa di prossimità significa difendere il diritto allo studio e una certa idea di futuro per le nuove generazioni.
Emilia-Romagna terzultima in Italia per numero di agenti: 235 agenti ogni 100.000 abitanti
La sicurezza non si fa con gli annunci né con la campagna elettorale permanente, soprattutto quando si governa il Paese. Si fa attribuendo risorse, non lasciando soli i sindaci e scaricando su di loro responsabilità che spettano allo Stato. Quando il Governo parla di emergenza ma non rafforza la presenza sul territorio, il risultato è evidente: meno presidio, meno prevenzione, più rischi per cittadini.
Bologna e l’Emilia-Romagna fanno la loro parte ogni giorno. I Comuni investono, collaborano, tengono insieme le comunità. Chi governa a livello nazionale deve fare lo stesso, invece di scaricare sui territori le proprie mancanze. Chiediamo una cosa semplice e concreta: un rafforzamento stabile delle forze dell’ordine, senza propaganda e senza operazioni spot. Perché la sicurezza è una cosa seria e merita risposte serie.
Aderiamo alla manifestazione per la pace e i diritti del 17 gennaio alle 11 in piazza del Nettuno
Come Partito Democratico di Bologna seguiamo con la massima preoccupazione quanto sta avvenendo in Iran. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà al popolo iraniano. La protesta contro il regime autoritario, che è partita il 28 dicembre scorso, si è propagata in più di 100 città. La violenta repressione che si sta consumando, senza tregua, per bloccare e rimuovere la mobilitazione, è feroce e disumana e aumentano, ogni ora, il numero di arresti, torture e giustiziati. In pochi giorni i morti sono saliti a 500, gli arresti sono già oltre i 2000 e contro chi manifesta non solo è stato aperto il fuoco, ma è prevista la pena di morte.
Per questo motivo aderiamo con convinzione, come Partito Democratico di Bologna, alla manifestazione per la pace e i diritti del 17 gennaio in piazza del Nettuno alle 11, promossa da ANPI provinciale Bologna, Arci Bologna e Cgil Bologna. Lavoratori, lavoratrici, giovani, uomini e donne stanno reagendo a una politica fallimentare, repressiva e corrotta che ha portato a una grave crisi economica, gettando nella miseria più nera un popolo intero e con una costante violazione dei diritti umani. Chiediamo al Governo italiano e alla Comunità Europea di fare altrettanto e di agire per denunciare e fermare la repressione in atto.
È il momento di accompagnare un processo di autodeterminazione e democrazia, per sostenere la libertà di un popolo che sta attraversando una fase decisiva. Siamo di fronte a una violazione sistematica dei diritti umani e l'attuale regime deve essere delegittimato senza ambiguità. La politica, in questo momento, deve assumersi la responsabilità di accompagnare una transizione, dando voce e pieno sostegno alla mobilitazione in atto.
Alberto Trentini è finalmente libero, insieme a Mario Burlò!
È una notizia bellissima che riempie di gioia tutta la comunità dem. Un forte abbraccio da tutto il Pd di Bologna alla mamma di Alberto e alla famiglia, che hanno lottato per non far mai spegnere i riflettori sulla sua vicenda, e un grazie sincero a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa.
Venezuela. Pericolosa violazione del diritto internazionale. Ora parole e azioni chiare in tutte le sedi da parte del governo italiano
Seguiamo con apprensione e sgomento le notizie che arrivano dal Venezuela e riaffermiamo i nostri principi costituzionali, a partire dal ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Ci uniamo alle parole di Peppe Provenzano, responsabile Esteri della segreteria nazionale del Partito Democratico, chiedendo al Governo italiano parole chiare e un impegno urgente, in tutte le sedi multilaterali e internazionali, per il rispetto del diritto internazionale e il primato della diplomazia.
Il Partito Democratico ha sempre condannato il regime di Maduro per le gravi violazioni dei diritti umani e ha sostenuto in Parlamento tutte le iniziative per la liberazione di Alberto Trentini e di tutti i detenuti politici di cittadinanza italiana. Il nostro pensiero va alla comunità italiana in Venezuela e a tutte le persone private ingiustamente della libertà.
La democrazia non si esporta con le bombe. L’aggressione a uno Stato sovrano è una grave violazione del diritto internazionale e rischia di alimentare caos e instabilità a livello regionale e globale. Serve l’esatto contrario: una soluzione politica e diplomatica della crisi, fondata sul rafforzamento del multilateralismo e sul rispetto del diritto internazionale.











